Pensiero e Gesto

PENSIERO E GESTO
Breve saggio sulla condizione dell’arte
a cura di
Andrea Cirino, Gianluigi Infantino e Alberto Macario

Ia parte
   Quello che ci proponiamo nel breve studio di oggi è stabilire delle personali, e speriamo originali, linee guida nell’analisi di un fenomeno culturale tra i più complessi e dibattuti della storia dell’umanità: l’arte, inquadrata in alcune sue dinamiche fondamentali e in particolare in ciò che riguarda il suo rapporto a tutti i livelli con la società che la esprime e di cui è espressione.
Piuttosto che pretendere di definire in modo esauriente un tema così elaborato e quasi impossibile da abbracciare in tutta la sua vastità e in tutte le sue sfumature, i nostri sforzi sono tesi, in questa prima fase, a stabilire alcuni parametri, alcuni termini concettuali, che saranno utili a un dibattito il più costruttivo possibile nella seconda fase di questa conferenza. Una discussione per essere rigorosa e quindi costruttiva deve fondarsi su una condivisione di termini e definizioni più accurata possibile.

   Per cominciare dunque chiariamo il punto fondamentale: cosa intenderemo noi oggi con la parola “arte”. Definire può spesso voler dire scomporre, scomporre in strumenti concettuali particolari utili all’analisi: nel nostro caso arte è studiata come pensiero e come gesto. Non intendiamo che solo l’arte sia costituita da un suo pensiero e un suo gesto propri, ovviamente, ma che per individuarla in mezzo ad altre tecniche e discipline sia utile concentrarsi sulla suddivisione dei due aspetti. Innanzi tutto questa scissione permette di distinguere l’arte dalle sue sorelle, figlie dell’alta cultura: la scienza e la filosofia, per le quali il gesto è una componente trascurabile se non inesistente. Allontanandosi progressivamente da esse e avvicinandosi alla cultura di massa diminuisce nell’arte il peso della componente concettuale a favore di quella gestuale, come nelle arti minori, nelle quali il risvolto teorico si esaurisce in poco più dell’emulazione e del surrogato di contenuti più difficili, radicali o innovativi. Proprio per il suo inevitabile e intrinseco risvolto pratico, concreto, materiale, l’arte costituisce il fattore più evidente tra i punti di contatto diretti nel rapporto tra alta cultura e società. Il valore culturale del materiale di scambio tra alta e bassa cultura emerge e si esprime in modo più esplicito appunto nelle arti, intese a più livelli, soprattutto in quelle minori, come il cinema, la fotografia, la moda (fashion design), e nei cosiddetti mass media, televisione e radio. È qui che l’osservatore può cogliere in superficie, visibilmente, lo stato di salute di una società e del suo rapporto con il proprio “pensiero”.

   Tornando ai nostri primi due parametri, specifichiamo cosa intendiamo con pensiero. L’arte è costituita fondamentalmente da un sistema di concetti istintivi o ragionati, da un pensiero appunto, che è il luogo da cui si isola il “messaggio”, la riflessione, che l’artista vuole condividere con gli altri per mezzo dell’opera. L’idea artistica è l’espressione di un processo di sintesi e semplificazione, avvenuto più o meno consciamente nella mente dell’artista, che assimila e “digerisce” a suo modo il complesso mondo di eredità concettuali della cultura a lui contemporanea. L’arte di ogni epoca storica ha sempre avuto un risvolto teorico, più o meno importante, esplicito e raffinato, (anzi forse sempre più importante, esplicito e raffinato), in particolare nell’epoca moderna e contemporanea. La componente gestuale, formale, pratica, che distingue i campi d’azione dell’arte da quello di discipline esclusivamente teoriche e astratte come la filosofia, la matematica, la fisica, sarà sempre fondamentale nel definire le caratteristiche e gli esiti dell’esperienza artistica.
Il bacino concettuale nel quale si sviluppano i contenuti dell’arte é quello che definiamo alta cultura, ovvero l’esplicazione e il risultante dello sguardo intellettuale che la società ha di se stessa. E riteniamo inoltre che la salute di una società dipende indissolubilmente e prevalentemente dal carattere di questo sguardo e dal suo livello di onestà e lucidità, ma questo aspetto verrà approfondito in seguito.

   La componente complementare che abbiamo preso in considerazione, il gesto, è il mezzo, il veicolo pratico e tangibile che trasmette l’elaborazione concettuale, il contenuto. Si può parlare dunque di forma o di linguaggio. È attraverso il gesto che l’arte si configura come mezzo per trasmettere i contenuti dell’alta cultura, che è il luogo in cui risiede il vero è proprio potenziale innovativo e critico. L’arte da un lato fa da tramite e diffonde l’innovazione nella società, dall’altro esprime quello che ha di originale e di nuovo in se stessa in ciò che riguarda il gesto, rivolgendosi all’alta cultura. Non dimentichiamoci che l’arte ha in un certo modo anche un “pensiero nel gesto”, ed è ciò che riguarda il risvolto teorico del gesto pratico, la tecnica vera e propria, lo studio della forma, che si distingue dagli eventuali contenuti che il gesto trasmette. Essendo il fine ultimo del gesto la comunicazione, il criterio strutturale deve essere l’utilità e dunque l’individuazione di un linguaggio, di un codice simbolico o concettuale, quanto più efficace e condiviso possibile.

   È qui che si esprime molta della creatività di uno spirito artistico, l’innovazione propria dell’arte consiste nel trovare sempre nuovi linguaggi, nuovi mezzi, per comunicare in modo sempre più efficace. Un’arte muta e chiusa in se stessa, questo sia detto per chiarire, riteniamo che tradisca uno dei suoi più importanti valori.

   Fin qui abbiamo discusso l’alta cultura come innovazione del pensiero da un lato e come innovazione della comunicazione del pensiero dall’altro (gesto artistico); è importante aggiungere un terzo parametro a questo punto del discorso: l’alta cultura, ed in particolare l’arte, all’interno del processo di mutamento sociale. Quando accennavamo al rapporto tra alta cultura e società facevamo riferimento a un nostro modo di vedere questa relazione come un processo incessante che si basa sullo scambio di contenuti e sull’influenza reciproca. L’arte come parte fondamentale dell’alta cultura è attore in un processo di astrazione che è alla base della capacità di osservazione di quello sguardo intellettuale che abbiamo menzionato. L’analisi che la società fa di se stessa si fonda sulle sue forze interne che sono in grado di trascendere le sue dinamiche e i suoi contenuti più immediati e concretamente reali: l’analisi della società è trascendenza, che avviene in tre momenti: osservazione, interpretazione e innovazione, ma di questa suddivisione tratteremo maggiormente in seguito.
La capacità dell’arte di trascendere si collega all’immagine dell’arte come una sorta di filtro estetico dell’apparenza naturale, un setaccio di pensiero e gesto che frammenta il tutto dato e non discriminato, uno specchio deformante che illumina la realtà opaca per rivelarne prospettive nuove e verità nascoste.
Il grado di verità dell’analisi dell’alta cultura (arte, scienza e filosofia), ci teniamo a ribadirlo, è proporzionale al suo livello di originalità, alla sua capacità di trascendenza, alla sua onestà intellettuale. L’incompatibilità con l’ideologia dominante è sintomo di un pensiero libero, consapevole, non dogmatico, non indotto e finalizzato in modo critico, cioè in modo divergente, rispetto al sistema.

   Il processo di scambio fra società e alta cultura è continuo, reciproco e talmente ramificato e diffuso che sembra impossibile tracciarne le direttive principali. Nella nostra analisi però ci siamo soffermati separatamente su due momenti di tale relazione per cercare di stabilire le sue connessioni con maggiore dettaglio. Se pensiamo a come la società (adesso specificheremo cosa intendiamo con questo termine) agisce e influisce sull’alta cultura, dobbiamo considerare almeno due grosse categorie di input: gli input “storici” e quelli “contemporanei”. Il background di un osservatore ideale dell’alta cultura è costituito da un lato dall’insieme dell’eredità culturale “storica”, sia che provenga dell’alta cultura precedente (conquiste concettuali storiche in campo filosofico, artistico, scientifico, letterario,ecc) sia dalla cultura di massa (intendendo mode, ideologie, atteggiamenti di massa che inevitabilmente influiscono sui comportamenti di tutti i soggetti sociali), e dall’altro da quelli che abbiamo chiamato input contemporanei, cioè caratteristiche indotte dallo stato attuale delle cose a livello sociale, economico, politico e tecnologico. Per essere più chiari immaginiamo un artista appartenente a un’attuale èlite culturale: gli input storici agiranno in lui prevalentemente sul piano concettuale, teorico, ciò che prima individuavamo come “pensiero”, mentre quelli contemporanei riguarderanno soprattutto l’aspetto formale/comunicativo, il gesto. Il linguaggio e il mezzo che l’artista ha a disposizione, dipendono strettamente dal contesto contemporaneo, sia su un piano teorico, cioè dipendono dal contesto simbolico/concettuale, sia da un punto di vista pratico dalla struttura reale e dal livello raggiunto per quanto riguarda tecnologie, tecniche di comunicazione e mass media.
La differenza tra l’eredità che abbiamo definito “storica” e quella “contemporanea” non dipende in realtà da fattori puramente temporali quanto dalle sue caratteristiche interne. Più che di input storici dovremmo parlare di input “storicizzabili”, cioè durevoli, strutturati, radicati, e non contingenti, caduchi, come le mode o le tendenze derivate dalla contemporaneità.
La direzione inversa in questa relazione, quella che riguarda gli output dell’alta cultura, si ricollega a ciò che accennavamo sul processo di analisi e trascendenza che essa esercita nei confronti della società. L’analisi della società, in quanto fa seguire rigorosamente al momento dell’osservazione quello del giudizio, è analisi critica. L’interpretazione di ciò di cui si è spettatori implica l’astrazione dalle sue direttive intrinseche, dagli schemi di giustificazione e dalla ideologie vigenti. Interpretare significa cercare giustificazioni alternative a quelle date a stati di cose esistenti. Questa fase del processo di analisi ha importanti apporti a livello di coscienza collettiva e individuale per la società. Abbiamo individuato due funzioni svolte principalmente dall’alta cultura: quello della rivelazione e quella della prospettiva utopica.
L’analisi trascendente di una teoria critica ha come primo effetto quello di svelare, rivelare appunto, caratteristiche e dinamiche occulte e non esplicite all’interno della struttura del sistema dominante, permettendo una visione più ampia e consapevole dell’ambiente in cui si agisce. La rivelazione, l’esplicitazione di contenuti nascosti avviene attraverso il processo di individuazione, cioè frammentazione, prospettivizzazione, scomposizione di realtà unitarie nelle singole componenti che le costituiscono, oppure attraverso quello di contestualizzazione, cioè di inserimento in una dimensione più ampia, nel contesto delle relazioni funzionali o ontologiche che determinano il reale significato dell’oggetto di analisi, che sarebbe sminuito e parziale se considerato in se stesso.

IIa parte
   Dopo aver scomposto in strumenti concettuali particolari il termine arte passiamo al tentativo di definire la situazione attuale del sistema artistico ed il suo rapporto con il contesto.
Inizialmente svolgeremo una descrizione di alcuni tratti fondamentali dell’eredità culturale del recente passato, dal 1945 ad oggi.
Come accordato con la precedente definizione di processo di mutamento sociale é necessario collocare il lavoro dell’alta cultura e quello sucessivo dei mezzi di diffusione del pensiero, come l’arte e le arti minori, all’interno di un contesto economico, politico, sociale e tecnologico.

   La seconda metà del XX secolo é stato il periodo in cui il sistema dominante oggi, quello industriale capitalistico, ha raggiunto la sua maturità globale e totalitaria; per questo motivo la nostra analisi sull’arte non prescinderà dal considerare influenze, condizionamenti e limitazioni dovute allo sviluppo dell’arte all’interno del sovrasistema.

   L’uscita dalla Seconda guerra mondiale ha restituito uno scenario economico a due velocità, quella dei paesi vincitori e quella dei paesi sconfitti. In particolare le due principali potenze del pianeta, rappresentanti anche delle due principali ideologie contrapposte, riuscirono ad estendere la loro influenza sulle sorti degli altri paesi, industrializzati e non, creando due schieramenti.
Stati Uniti ed Unione Sovietica, Capitalismo e Comunismo. Marcuse, riguardo questa situazione, nel suo libro “L’uomo a una dimensione”, mette in evidenza il primo concetto importante per la nostra analisi; il controllo sulle persone appartenenti al sistema ideologico, di uno o dell’altro schieramento, é perpetuato per mezzo della continua rivendicazione della minaccia e con la demonizzazione del nemico.
Questo permette di coinvolgere la maggioranza dei cittadini nel pensiero che il bene del paese coincida con il proprio e che la ricchezza economica del paese possa evitare debolezze ed il conseguente rischio di attacco da parte dei nemici. Far coincidere l’obbiettivo del singolo individuo con quello delle istituzioni elimina gran parte delle possibili critiche al sistema; vedremo in seguito come la mancanza di un nemico non abbia impedito al sistema di creare nuovi idoli, questa volta immateriali, da sfruttare per il fine suddetto e come questo intervenga sulle sorti dell’arte e della società.
Come sappiamo la politica economica statunitense ha surclassato in competitività quella sovietica ed il capitalismo ha continuato, e sta continuando, la sua naturale evoluzione in stretta relazione con l’evoluzione tecnologica. Tecnologia che ha portato rivoluzioni sia nella produzione sia, e soprattutto, nella comunicazione di massa con il suo duplice aspetto di mezzo di libertà e manipolazione.
Il sistema economico ha quindi assunto un ruolo fondamentale in una “guerra” giocata sulla ricchezza, sul potere e sul consenso internazionale. La crescita demografica, il conseguente aumento della domanda, la prospettiva di un elevato benessere per tutti ha fatto si che politica, ricerca, società, quindi tutti i personaggi presenti nel sistema coadiuvassero la crescita ed il potenziamento del sistema stesso.
E’ quindi da considerare chi sia, nel percorso definito progresso, la mente del sistema. E’ da definire se l’uomo, apparati politici compresi, abbia ancora la situazione sotto controllo o se negli utlimi sessantacinque anni abbia semplicemente accomodato il sistema e seguito le sue indicazioni intraprendendo i percorsi migliori per una crescita e uno sviluppo sfrenato senza limitarsi dall’intraprendere guerre economiche, manipolazioni e sfruttamenti su minoranze interne e su paesi non sviluppati.

   Lo scenario sociale del periodo in esame presenta la messa in opera di alcune delle più grandi conquiste, sul piano dei diritti umani, da parte della società di massa.
Parità uomo-donna, superamento dei limiti raziali, conquista e difesa dei diritti dei lavoratori sono state affiancate da lotte ideologiche da parte di rappresentanze organizzate come pensatori, creativi, studenti, hippie e da movimenti come quelli cinematografici e della musica d’avanguardia.
Introduciamo a questo punto un altro concetto fondamentale introdotto da Marcuse, quello di contenimento. Con questo termine intendiamo una peculiarità fondamentale del sistema capitalistico, cioé quello di contenere, di assorbire nel sistema mercato, non con la forza ma con capacità di ragionamento, i pensieri che nascono come trascendenti ed in contrapposizione con il sistema stesso. Possiamo verificare questo fenomeno osservando le sorti delle attività sociali appena accennate ma anche nei fattori da cui tali attività sono derivate e di cui parleremo a breve, cioè all’alta cultura e all’arte.

   Non si può non cercare di far cadere l’attenzione sui contenuti che le lotte sociali avevano nelle loro prime fasi. E’ evidente che tali posizioni fossero in netto contrasto con il sistema economico politico vigente.
Ciò di cui è possibile rendersi conto, mezzo secolo dopo, é di come il sistema sia riuscito a banalizzare o a svuotare dei contenuti questi simboli della lotta per i diritti dell’uomo, trasformando anch’essi in fenomeni di mercato. Come non pensare allo sfruttamento delle iconografie hippie, punk, anarchiche, comuniste, del tutto decontestualizzate, completamente fuoriluogo perché applicate a situazioni che non hanno neanche lontanamente le problematiche che queste iconografie incarnano.

   Avvicinandosi al discorso artistico è necessario ricordare il fondamentale spostamento del baricentro economico-culturale dall’Europa, Parigi in particolare, agli Stati Uniti, New York in testa. Questo fenomeno ha due motivazioni principali: la fuga di menti, durante le due Guerre Mondiali, dal contesto Europeo, ben più drammatico di quello Americano, e la ricchezza base per lo stanziamento di fondi per la ricerca.
L’alta cultura del XX secolo ha stravolto nelle fondamenta il sapere dell’umanità, sia scientifico che filosofico; la relatività di Einstein, i teoremi di incompletezza di Gödel, l’indeterminazione della Meccanica Quantistica, teorie del caos, dei sistemi, hanno e avranno ancora per molto tempo effetti sulla trasformazione del pensiero comune, sulla concezione stessa della realtà.
Questa concezione, come già anticipato, sta subendo gli effetti del contenimento da parte del sistema. Infatti illustri pensatori, sulla base di questa nuova coscienza acquisita, avrebbero molto da dire in campo sociale e culturale ma non riescono a trovare spazio sui mezzi di diffusione di massa che hanno più efficacia sulla gente. Marcuse individua la causa di questo impedimento in una finissima mossa del sistema, che ha permesso di rivoltare contro l’alta cultura stessa il suo tentativo di dare una valenza oggettiva, scientifica, empirica alle sue affermazioni, trasformando il tentativo di avere autorità in un limite. Nel “L’uomo a una dimensione” tale fenomeno è definito operativismo. Questo termine definisce come il sistema sia riuscito a rinchiudere scienziati e filosofi esclusivamente nel livello descrittivo delle loro ricerche. Ogni tentativo di passare ad un livello prescrittivo ha vita breve o in qualche modo viene ad essere inglobato nel sistema commerciale. Infatti l’unico criterio per favorire una ricerca piuttosto che un’altra é il riscontro economico.

   L’arte, che come abbiamo definito inizialmente, potrebbe svolgere il ruolo comunicativo ed espressivo del pensiero di un’alta cultura, ha in effetti assorbito, assimilato ed espresso i risultati della ricerca scientifica e filosofica introdotti pocanzi.
Inoltre l’arte, definita contemporanea, ha indagato il rapporto dell’uomo con la nuova tecnologia, con la comunicazione e la società di massa, ha risentito di influenze Marxiste e delle nuove conoscenze psicanalitiche, antropologiche e strutturaliste.
La nostra analisi ci porta però a considerare anche l’esperienza artistica come contenuta dal sistema economico cosa che non ha permesso di trasformare i concetti comunicati in fatti concreti, in cambiamenti sociali.

   Tra le principali cause di quanto appena detto é da considerare l’aspetto fondante l’arte contemporanea, cioè il desiderio di rottura, di decostruzione del precedente sistema moderno e modernista, di quel positivismo razionalista che “aveva condotto l’uomo verso le Guerre Mondiali”. Per inciso, in questo fatto è possibile notare come per gli artisti di un tempo fosse ovvio considerare il loro operato come fattore principale dei risvolti sociali su larga scala, cosa oggi non più così scontata.
L’atteggiamento critico e di rottura che contraddisingue la stragrande maggioranza delle esperienze artistiche contemporanee, cercava per lo più di distruggere il passato prima di poter costruire qualcosa di nuovo e prima di poter costituire un nuovo fronte comune, forte e capace di far arrivare la sua voce alla società massa. Un arte debole e diffusa come dice Andrea Branzi. Sfortunatamente questo periodo di decostruzione ha lasciato il fianco scoperto al contenimento del sistema mercato, infatti la frammentazione delle esperienze artistiche degli anni compresi fra il ‘50 ed il 2000 ha avuto sul mercato una forte influenza, facendolo diventare vasto e ricco; ora tale mercato così sviluppato per potersi mantenere o espandere ulteriormente non può invertire la tendenza ma deve perseguire la via della quantità e degli alti ritmi di “produzione” a discapito della qualità, che ovviamente una ricerca artistica profonda, colta e di alto contenuto tencnico non riesce a mantenere.
La frammentazione del linguaggio artistico è quindi più competitivo sul mercato ma più debole a livello di comunicazione non riuscendo a raggiungere la gente.

   Sulla base della definizione di arte data in precedenza è possibile individuare esperienze che soddisfano i nostri criteri di pensiero e gesto, ma che, per cause sempre diverse, non sono riuscite a mettere in opera il mutamento sociale di cui potevano essere artefici.

   Dopo le due Guerre Mondiali in seguito al movimento Dada e Surrealista, l’innovazione in campo artistico si concretizzò nei movimenti Informali: quello gestuale, quello segnico, quello materico e quello concettuale. Come già detto la perdita completa di fiducia nell’arte positivista aveva posto come nuovo obbiettivo, in sostituzione della ricerca di un espressività atemporale ed oggettiva, il ritorno al quotidiano, il rinnegamento della ragione in favore di istinti soggettivi ed esistenziali.

   L’intento dell’arte Informale in tutte le sue accezioni è quello espressivo, lavora sempre a livello emotivo e per quanto proclami un ritorno al reale, non riuscì mai a cancellare l’eredità proveniente dai movimenti precedenti. L’uso della materia di Burri e Fontana, il colore di Pollock e Rothko, il segno di Mathieu e Hartung, il primitivismo, l’esistenzialismo e l’infantile di Dubuffet, Wols e Klee possedevano gli insegnamenti del colore Impressionista, della carica emotiva dell’Espressionismo e l’atemporalità e l’oggettività delle ricerche cubiste e astrattiste sommate alle loro nuove ricerche personali.
Eredità storica di questi movimenti nell’arte odierna é l’atteggiamento di considerare l’arte un’esperienza personale, non un’opera di ricerca metodica dove i risultati di uno divengono materiale d’indagine per altri.
Questa trasposizione dal passato al presente, che attribuisce all’arte un carattere esclusivamente prescrittivo, ha sempre una doppia valenza: una é che la soluzione individuale, come detto prima, è più competitiva sul mercato; l’altra é che nel corso degli ultimi decenni questo significato si è maggiormente diffuso e i giovani artisti crescono con l’idea che l’arte sia solo questo; idea che allo stesso tempo può essere sia sintomo di libertà di espressione ma anche di manipolabilità nella direzione più efficacemente commerciabile.

   Dall’esperienza Informale in tutte le sue vesti, oltre che dai fenomeni di indagine sociale, tecnologica, percettiva, quotidiana e strutturalista si giunge a diverse esperienze di grande importanza per definire le origini dell’arte odierna: una é quella che dalla critica alla società della comunicazione e del consumo porterà alla sua esaltazione; l’altra é quella che porterà all’arte basata sul pensiero, sull’esperienza immateriale, al limite della filosofia.

   New Dada prima e Pop Art poi, continuano il percorso di decostruzione dell’arte di inizio secolo, percorso che ha portato dall’atteggiamento di ricerca di un ideale divino al tentativo di far coincidere l’arte con la società di massa, sia nel pensiero che nel gesto. Elevare provocatoriamente il quotidiano ed i suoi simboli a opera d’arte con il risultato di essere costantemente al limite fra la critica della società contemporante e la sua esaltazione. Si comincia a spostare il peso dell’opera dalla forma al contenuto. Il passo avanti effetuato dalla Pop Art sta nel sommare all’immaginario della società contemporanea dei soggetti mostrati nelle opere, l’utilizzo dei meccanismi, dei canali di distribuzione, dei linguaggi, dei metodi realizzativi della società contemporanea, in particolare di uno dei principali motori del sistema economico capitalistico mondiale: la pubblicità mass mediatica. La società invece di sentirsi derisa e schernita, fece del Pop un’emblema di se stessa, tronfia della sua banalità e tutt’ora l’iconografia pop é presente come stile per prodotti di consumo fra i giovani.
L’assoggettamento dell’arte al sistema, nel caso dei movimenti Pop, é stato del tutto automatico ed il risultato a livello commerciale ha avuto e continua ad avere effetti considerevoli sul mercato dell’arte.

   Inoltre questo é stato forse il momento decisivo dell’effettiva interruzione del processo di mutamento sociale a causa del volontario distacco e rifiuto dell’alta cultura.
In questo momento l’arte ha assunto maggiormente le connotazioni di prodotto; infatti nel suo ricalcare simboli e dinamiche della società del consumo ha intrapreso metodi di realizzazione delle opere industriali e fasi di ricerca simili a quelle del marketing.

   Questo ovviamente é stato uno dei momenti più duri anche della relazione fra arte e arte minore, poiché la prima non forniva più i contenuti formali che da sempre erano stati ispiratori dell’architettura.
Maggior fortuna ha avuto invece il rapporto fra arte e design che si prestava maggiormente ad incarnare gli stilemi delle esperienze Pop. E’ in questo periodo che fioriscono i vari movimenti radical.

   Ricapitolando, dall’astrattismo, rappresentazione delle sostanze di base del reale, quindi assolute, si è passato al concreto, non più rappresentazione ma appropiazione del reale, quindi del tutto relativo.
Dopo le prime rivoluzioni portate dall’arte Informale il percorso dell’arte, con le dovute eccezioni, è andato a coincidere sempre più con il quotidiano, prima nella materia e poi addirittura nel sistema. La spiritualità, l’inconscio, il primordiale avevano preso il posto del mito del “Genio” e del “Sublime”, e l’immagine commerciale delle rivoluzioni tecnologiche di massa avevano soppiantato le più grandi astrazioni della filosofia e della scienza più complessa.

   L’ultimo punto di questo percorso è rappresentato dall’arte Concettuale. L’idea e la riflessione subentrarono al manufatto, all’oggetto, indipendentemente dal loro carattere tradizionale o innovativo. Sono definite concettuali esperienze molto diverse tra loro (Land Art, l’Arte povera, la Body Art) ma caratterizzate comunque da questo comune denominatore inequivocabile.
Continua la polemica con l’arte tradizionale, della quale si arrivano a rifiutare tecniche e supporti, abbattendo forse l’ultimo criterio di valutazione artistica delle opere.
Al contrario dei movimenti Pop c’è una forte influenza del nuovo pensiero filosofico e scientifico e una strenua contrapposizione al sistema dominante.
Ma anche di fronte a questo nuovo tentativo critico il sistema riesce a reagire in modo leggero allontanando il pubblico di massa dall’arte concettuale perché troppo difficile da comprendere, ed oggi considerata una branchia limitata agli addetti ai lavori o comunque ad una élite culturale.

   Ciò che deriva nell’arte odierna, dal contenimento delle esperienze suddette é un’arte priva di un pensiero strutturato e complesso, priva di una teoria, un’arte non più giudicabile sulla qualità della comunicazione o della tecnica gestuale, che non comunica più valori e che non riesce ad organizzarsi in un messaggio complessivo e coerente nelle sue parti abbastanza forte da influire sul pensiero collettivo.
E’ un’arte in balia del mercato e delle sue leggi.

   E’ possibile giungere alla situazione artistica attuale anche attraverso un altra via: quella dell’arte come sistema mercato. Possiamo far risalire la nascita delle strutture che supportano il moderno mercato dell’arte, secondo Francesco Poli, al Salon des Indipendents di Parigi del 1884, e precedentemente alla divisione forzata o voluta di Courbet, Manet e degli impressionisti, dalle esposizioni controllate dalle Beaux Arts francesi. La tensione degli artisti verso la propria indipendenza sperimentale ed economica, unitamente agli interessi di mercanti lungimiranti (il cui capostipite è Paul Durant Ruel 1831-1922) che inventarono un mercato alternativo interessato all’arte nuova e con la possibilità di creare situazioni di monopolio sulla produzione dei singoli artisti, fecero si che da allora il sistema dell’arte si espandesse e si potenziasse progressivamente fino alla capillarità strutturale dei nostri tempi.

   Il processo che ha portato l’arte ad occupare uno spazio nel mercato globale ha assistito fra il 1950 ed il 2000 ad una fondamentale trasformazione dice Warburton: inizialmente erano individubili due circuiti principali, uno era quello ufficiale ben strutturato con le sue tappe obbligate per raggiungere il successo; l’altro, quello di nicchia, antagonista del primo, era composto da una miriade di piccole attività di mercato riguardanti le opere d’arte.
La crisi del mercato ufficiale negli ‘80 e ‘90 ha lasciato campo libero ad un numero enorme di investitori portando “da un mercato di massa ad una massa di mercati”. Un altro fatto rilevante é il così detto decentramento dei mercati, dai grandi centri, a qualsiasi zona che abbia interesse ad investire. Il quadro di massima é completato da un sottobosco non quantificabile di collezionisti medi e piccoli, compulsivi o occasionali.

   Il sistema dell’arte oggi (sempre con Poli) si presenta strutturato secondo gli attori che lo compongono (e concorrono in modo complementare all’esistenza dell’opera d’arte come tale) in: gallerie, fiere, case d’asta e relativi galleristi, curatori e mercanti che le gestiscono; collezionisti di varia importanza e influenza; critici e relativa editoria d’arte; artisti. Il pubblico invece gioca un ruolo marginale e addirittura trascurabile.

   Questi attori svolgono, come abbiamo detto, ruoli complementari, ognuno di loro ricopre funzioni e ha competenze diverse, ognuno di loro vede l’opera d’arte da un’angolazione diversa, quindi la giudica in una scala di valori diversa. I parametri con cui giudicare l’arte potrebbero essere dunque potenzialmente infiniti, essendo legati alla formazione, e anche alla sensibilità di chi di volta in volta esprime il giudizio.
Poichè queste diverse competenze necessitano di un punto di vista comune di valutazione, e poichè agiscono essenzialmente nel e per il mercato dell’arte, l’unico indice attendibile del valore di un’opera, viene considerato quello economico. L’unico che, attualmente, sembra possa mettere a confronto tra loro opere di diversi autori e generi e di diverse epoche, e che possiede anche la capacità di mettere a confronto le opere d’arte con tutti gli altri beni a cui si attribuisce un valore di scambio.

   Il valore commerciale di un’opera d’arte viene definito attraverso la valutazione di alcuni principali fattori: La tipicità dell’opera (quanto tematicamente e stilisticamente un’opera rientra nella produzione tipica di un artista); i materiali con cui l’opera è fatta (ma non nel senso dell’espressività degli stessi, quanto della “nobiltà” attribuita loro tradizionalmente); i “passaggi” dell’opera attraverso gallerie, collezioni, musei, e quant’altro possa nobilitarne la storia; la data di esecuzione.

   Se osserviamo questi fattori ci accorgiamo benissimo di come nessuno di loro riguardi, se non indirettamente, il contenuto teorico (il pensiero) e quello formale (il gesto) dell’opera, ma come tutti siano strettamente connessi alla classica visione dell’opera come status symbol, come oggetto più che da contemplare da... far contemplare.

   L’artista si trova quindi a doversi confrontare con un sistema che per supportare la sua opera non si rifà (almeno direttamente) a criteri che prendano in considarazione l’innovazione, i contenuti, la tecnica e tutti quei fattori su cui invece si dibatte a posteriori per valutare l’importanza storica di un’opera, ma a criteri che tendono a valuatarne positivamente le caratteristiche da cui si possa ricavare un profitto più possibile alto e a breve termine.

   E’ interessante vedere come, dai tratti presentati sull’evoluzione e la condizione attuale dell’arte, si possa concludere, sia passando per la via storico-culturale che per quella economica, che l’arte oggi sia a tutti gli effetti un fenomeno di mercato che ha nella stragrande maggioranza pochissima rilevanza in un ipotetico processo di mutamento sociale. Questo perché il sistema determina vinti e vincitori sia nel contingente che nella storicizzazione dei fenomeni artistici.




IIIa parte
   Ciò che è necessario fare a questo punto é valutare se un cambiamento sociale oggi sia necessario e per quale motivo. Definita la condizione dell’arte e l’interruzione delle sue relazioni con l’alta cultura e con le sue capacità di portare cambiamento, non resta che mettere in luce alcuni tratti fondamentali della società odierna.
La società attuale é identificabile con il sistema stesso. Un sistema basato su di un industria capitalistica in forte crisi.
Ciò che appare é una società, così come un sistema, privo di ideologie, privo di valori morali reali, sostituiti da valori effimeri come la ricchezza, il potere e la fama; il denaro é in effetti l’unico valore quantificabile che permette di poter valutare la propria situazione all’interno del sistema, confrontandola con quella degli altri.

   Il sistema vigente é riuscito a far credere alle persone che le differenze di classe siano state eliminate, che tutti possono ottenere qualsiasi cosa, raggiungere la fama, il potere ed il denaro con il lavoro. Persone ricche e famose che lavorano per esserlo ancora di più e persone non ricche e non conosciute che lavorano per diventarlo.
Infatti l’apparenza di una vita agiata non permette di prendere atto dei limiti della propria libertà: la libertà economica non può arrivare alla libertà dall’economia; la libertà di scegliere il proprio rappresentante politico é limitata ad una classe politica che va tutta in una direzione perché obbligata a sottostare alle necessità dell’economia; il sistema determina tempistiche, ritmi e tipologia del lavoro.
La via dei padroni di aziende é una, ingrandirsi, poiché le piccole imprese non possono più sussistere di fronte alla forza delle multinazionali; così come é una la via degli impiegati, quella di non perdere il proprio lavoro; inoltre essi sono sempre più lontani dal prodotto finale del loro lavoro e lavorare senza avere contatto con esso é alienante.

   La tecnologia in questo senso ha un importanza fondamentale essendo penetrata in ogni attività quotidiana; permette la duplice attività di monitoraggio delle tendenze dei consumatori e la diffusione di nuovi desideri. Il controllo che deriva da ciò è immateriale quindi é molto difficile averne consapevolezza ed ancora più complesso é averne coscienza collettiva, poiché i mezzi attuali agiscono, si sulla massa, ma in modo personale su ogni individuo.
Ormai da diversi decenni le necessità di base nei paesi industrializzati sono ampiamente soddisfatte e la produzione é costretta prima di proporre il prodotto a creare nella mente del consumatore il desiderio irresistibile che poi il prodotto soddisferà.
Il contradditorio ed il pluralismo sono molto lontani da essere quello che avrebbero dovuto; coloro che esprimono opinioni contrastanti non sono censurati, ma se in contrasto con il sistema saranno anche perdenti economicamente all’interno di tale sistema e quindi tenderanno a scomparire; mentre se il movimento che vuole contrapporsi al sistema é abbastanza ampio da non poter essere respinto da esso, verrà inglobato occupando una fetta di mercato e privato dei suoi contenuti contestatari.

   Vi sono infine tendenze preoccupanti che a nostro avviso fanno preferire la speranza di un mutamento sociale qualitativo, di una inversione di tendenza: la crescita del sistema industriale e la relativa crescita demografica sta mettendo a dura prova le risorse e la salute del nostro pianete; il sistema rischia implodere con effetti terribili sull’umanità; ma senza andare troppo in là nel tempo anche oggi é possibile prendere atto di situazioni deplorevoli, come le pessime condizioni in cui vivono minoranze interne ai paesi industrializzati e paesi esteri sfruttati per il mantenimento della crescita del sistema capitalistico, senza che le fasce più agiate se ne possano rendere conto.

   In questa situazione gli artisti si sono allineati, gioco forza, ai valori consumistici del sistema, sostituendo la tendenza alla gloria eterna, caratteristica di un tempo, alla tendenza al profitto di breve termine.
Il problema di questa situazione è che si tratta di un meccanismo globale di convergenza verso l’unico interesse universalmente riconosciuto, scambiabile e comparabile: il denaro; che secondo Marco Della Luna in “Neuroschiavi”, funge da motivatore universale proprio per la sua versatilità.



   Secondo questo autore infatti tutti i movimenti, i gruppi, i pensieri, divergenti sono destinati col loro ampliamento e la loro diffusione (condizione necessaria a influenzare la società) a riallinearsi e a convergere sul consumismo, poichè gli interessi specifici dei loro fautori e seguaci risultano essere sui grandi numeri, più deboli dell’interesse comune del profitto economico.
Contestualmente all’arte questo risulta essere rischioso, in quanto l’arte è storicamente uno dei principali ambiti in cui si sviluppano (per definizione) le forze innovatrici capaci di trasformare e far evolvere il pensiero della società.

PUNTO DI VISTA
   Sulla base dello scenario culturale, politico, economico e sociale tracciato, segue spontaneamente un quesito che apra il dibattito. Se un mutamento sociale qualitativo é necessario e se il processo che lo determina é interrotto quale può essere la soluzione auspicabile, chi può intraprendere nuovamente il percorso lasciato, da quale atteggiamento teorico o pratico si può comiciare? E per quanto riguarda l’arte ed il sistema che su di essa é stato costruito quale deve essere il futuro?

   Descrivere e interpretare il mondo in cui si vive, gli ambiti in cui si agisce e si interagisce come soggetti sociali, permette di riconoscere e poter giudicare anche il proprio progetto di vita individuale. L’arte, la cultura, dovrebbe promuovere la ricerca e la conoscenza di sé e del mondo in cui si vive non occultandone le problematiche, i punti di rottura, ma evidenziandone gli aspetti critici al fine di migliorare il più possibile le prospettive di realizzazione dei desideri e delle aspirazioni ancora insoddisfatte a livello sociale e individuale.
Una fase successiva dunque, più matura e attiva, dell’analisi critica è quella che riguarda l’aspetto propositivo-utopico. Ai giudizi di fatto seguono quelli di valore, ai giudizi di valore può (e deve) seguire un progetto, una prospettiva di miglioramento (mutamento) sociale, che è il fine implicito di ogni sguardo libero e interessato sulla società. L’orizzonte di senso definito e individuato dalla tecnica nella società contemporanea è quanto mai piatto e sbiadito, la tecnologia, i processi autoreferenziali della società industriale-capitalista, nascondnoo dietro la loro pretesa neutralità razionale uno stile di vita che dimostra sempre più il suo carattere innaturale e distruttivo. Una buona coscienza intellettuale dovrebbe organizzare il materiale culturale e gli strumenti concettuali a disposizione, a tutti i livelli, per indirizzare gli sforzi e le coscienze ad obbiettivi di nuovo consoni a una concezione dell’esistenza che metta al centro il benessere degli individui e non si faccia manipolare e asservire da criteri in fin dei conti irrazionali e obsoleti. La ricerca e la produzione in campo artistico o scientifico sembrano troppo spesso ormai ubbidire a fattori che non gli sono propri, a interessi diversi dall’onestà intellettuale, dalla libera creatività e dall’amore per bello, o per il bene. Gli interessi economici non sono un fattore imprescindibile in ogni attività, e soprattutto l’attività intellettuale è l’ultimo possibile baluardo di indipendenza.